21 Feb, 2010
(Alessandra Scotacci) - Che ne sarà dell’impero di Alexander McQueen? A una settimana dalla tragica scomparsa dello stilista inglese il mondo della moda si interroga sul futuro della sua maison. E scopre che, a dispetto della sua personalità irriverente e sopra le righe, il designer sapeva bene di avere tra le mani un prezioso tesoro, costruito grazie al suo talento e a una lunga carriera. Era stata proprio l’esperienza a suggerirgli di organizzare, in tempi non sospetti, il suo brand in tante linee diverse e versatili, capaci di rispondere alle richieste di un mercato sempre più esigente e veloce: dall’abbigliamento femminile a quello maschile, dall’alta moda al prêt-à-porter, dalla pelletteria allo sportswear fino agli occhiali da sole. "Noi crediamo nel futuro della griffe" conferma Robert Polet, presidente e amministratore delegato del gruppo Gucci, la potente holding del lusso che oltre a McQueen annovera alcune tra le più importanti case di moda internazionali. Pochi giorni prima del suicidio, il futuro del suo marchio sembrava al centro dei pensieri di McQueen. Il designer ne aveva parlato proprio un paio di settimane fa con Polet: "Era molto fiero di quello che aveva costruito racconta il businessman e aveva detto: ‘questa sarà la mia eredità, qualcosa che resterà dopo di me’". La morte dello stilista ha lasciato un vuoto che sarà difficile colmare, ma il gruppo Gucci ha deciso di andare avanti, considerandolo il modo migliore di testimoniare il suo grande talento. "Lee era molto orgoglioso dei suoi collaboratori spiega Polet - e io sono felice di far parte della compagnia". I primi rumor confermano il nome di Sarah Burton nel nuovo team: da più di dodici anni era lei il braccio destro di McQueen per tutte le linee femminili. Nessuna indiscrezione, invece, su chi potrebbe raccogliere il testimone dello stesso designer: come per altri grandi della moda da Christian Dior a Yves Saint Laurent, da Coco Chanel a Gianfranco Ferrè la scelta non sarà comunque facile. Nel frattempo cresce l’attesa per quella che sarà l’ultima sfilata di questo genio ribelle, in programma il prossimo 9 marzo. Sarà l’evento clou della settimana della moda parigina riporta WWD - riservato a pochi fortunati reclutati rigorosamente su invito. Sulla location scelta per il saluto finale di McQueen alle passerelle, ancora bocche cucite. (9Colonne)
14 Feb, 2010
(Alessandra Scotacci) - Si è aggiunto un nuovo capitolo alla saga di Louis Vuitton contro eBay. Il colosso della moda francese ha ingaggiato ormai da tempo un’aspra battaglia contro il sito numero uno al mondo per la compravendita on-line, accusato di vendere prodotti contraffatti col famoso monogramma. Una missione quasi impossibile, vista la vastissima rete di utenti che ogni giorno in tutto il mondo acquistano e offrono merce sul popolare portale e la difficoltà di monitorare tutti i prodotti in circolazione. Eppure la maison parigina è comunque riuscita a prendersi una bella soddisfazione, vincendo una causa per la vendita di cosmetici falsificati intentata assieme ad altri illustri colleghi: Christian Dior, Kenzo, Givenchy e Guerlain. "Siamo soddisfatti per l’esito della vicenda, a conferma del fatto che la giurisprudenza in materia mira a tutelare i consumatori" spiega Nathalie Moullé-Berteaux a nome del gruppo transalpino. EBay dovrà restituire a LVMH la potentissima holding che vanta una sessantina tra i più prestigiosi brand del lusso internazionale una cifra tutto sommato irrisoria: solo 200mila euro a fronte del milione e 200mila euro richiesti. Ben più importante il monito del giudice alla compagnia americana, cui è stato vietato di usare la parola "Vuitton" per qualsiasi link, parola chiave o ricerca relativa alla merce venduta on-line e che soprattutto dovrà pagare una multa di 1000 euro per ogni trasgressione. Questo argomento è stato usato da tutta una serie di marchi per continuare a detenere il controllo totale di tutto ciò che la gente può comprare, di dove fa acquisti e di quanto debba pagare" ribatte Yohan Russo, direttore generale di eBay in Francia. Non è ancora chiaro se il portale ricorrerà in appello, ma nel frattempo la griffe si gode la vittoria. E riempie (anche) le pagine delle cronache mondane grazie al suo prezioso aiuto per le cause sociali. Proprio lo scorso 10 febbraio Yves Carcelle, presidente e direttore generale di Louis Vuitton, è stato protagonista dell’annuale serata di gala dell’amfAR, la famosa associazione da anni in prima linea per la raccolta di fondi destinati alla ricerca sull’Aids. Moltissime le personalità che hanno animato lo sfavillante party, ospitato nell’elegante hotel Cipriani di New York: dalla direttrice di Vogue America Anna Wintour alla cantante Lady Gaga, con un’attesa performance che non ha deluso le aspettative. Premiato assieme a Carcelle anche la star del pop Elton John e il suo costante impegno per la nobile causa. Già nel 2000 Louis Vuitton aveva collaborato con l’attrice Sharon Stone madrina storica dell’evento annuale amfAR per la creazione di una speciale linea di beauty-case che ha raccolto più di 4 milioni di dollari dei suoi benefattori. Vuitton ha anche contribuito a supportare finanziariamente l’amfAR negli ultimi dieci anni, sponsorizzando le serate di beneficenza che l’associazione promuove in tutto il mondo. (9Colonne)
11 Feb, 2010
(Alessandra Scotacci) - Si è impiccato nella sua casa di Londra, sopraffatto dal dolore per la morte di sua madre solo una settimana fa. E’ morto così, a soli 40 anni, Alexander McQueen, genio ribelle della moda inglese. E’ stato trovato senza vita da un’ambulanza che questa mattina non ha potuto far altro se non constatarne il decesso. La notizia, che ha fatto subito il giro del mondo, è stata confermata da Ed Filipowski, portavoce della sua griffe, mentre i familiari si trincerava dietro al dolore per la tragica scomparsa. Le riflessioni di McQueen su Twitter, solo qualche giorno fa, appaiono oggi come un tragico presagio. Nel 2007 il designer aveva perso un altro dei suoi affetti più cari, l’amica Isabella Blow, anche lei morta suicida. Era stata proprio la nota editorialista di moda ad aver creduto nel suo talento lanciandolo sulla scena internazionale. Figlio di un tassista, Alexander lascia la scuola a soli 16 anni per seguire il fuoco sacro della moda. Come molti altri colleghi della sua generazione, anche lui è un "enfant prodige". La sua carriera comincia da apprendista in uno dei tanti atelier della leggendaria Saville Row, la via de migliori sarti di Londra. Dopo essersi trasferito, a soli 20 anni, a Milano per lavorare con Romeo Gigli, nel 1996 approda da Givenchy, a Parigi, dove sostituisce John Galliano come direttore artistico. Guiderà la raffinata maison francese fino al 2001, accusando in seguito i vertici dell’azienda di soffocare la sua vena creativa in nome del business. E’ proprio in questi anni che McQueen si dedica alla sua linea, un mix di sartorialità e provocazione, di glamour e avanguardia. Nonostante il successo, la stima degli addetti ai lavori, l’onorificenza come Cavaliere e ben 4 riconoscimenti come British Designer of the Year, McQueen resterà sempre un out-sider, conservando quella vena eversiva, visionaria e anticonformista tipici del suo personalissimo stile. Presto le sue sfilate diventano un evento da non perdere, attese e seguite dalla stampa internazionale, tra effetti teatrali e suggestioni gotiche che conquistano anche il grande pubblico. Nel 1999 tutti i media parlano della modella Aimee Mullins, la giovane modella con le gambe amputate che McQueen fa sfilare su sofisticate protesi di legno. Negli ultimi anni il suo marchio aveva inaugurato nuove boutique a Londra, New York e Milano e il designer aveva intrapreso una felice collaborazione con il brand Puma, firmando un’apprezzata linea di scarpe da ginnastica. La sua nuova collezione, in programma per il prossimo 9 marzo, era uno degli eventi più attesi della settimana della moda francese. Con lui se ne va un pezzo della nostra moda contemporanea. (9Colonne)