29 Gen, 2010
(Alessandra Scotacci) - La moda del Novecento tra le rovine dell’antica Roma. L’appuntamento è per lunedì 1 febbraio nei suggestivi spazi del Tempio di Adriano per la presentazione degli "Archivi della Moda del ‘900". Un progetto triennale ambizioso e unico nel suo genere, realizzato dalla Direzione Generale degli Archivi in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica per il Lazio (MiBac) e l’Associazione Nazionale Archivistica Italiana, per riportare la città eterna al centro dell’attenzione del sistema moda. A cominciare dalla storia del costume, un patrimonio unico e prezioso, che ha sempre contraddistinto il nostro stile nel resto del mondo. Sullo sfondo delle capitali della moda in Italia e nel mondo da Firenze a Milano, da Roma a Parigi, da Londra, ad Anversa, da New York a Tokyo - il progetto rilancia l’importanza di una della conoscenza e della salvaguardia degli archivi, vere miniere di informazioni per la ricostruzione della storia di molte aziende del settore. Il recupero e la valorizzazione del materiale è stato possibile grazie al lavoro, alla generosità e alla passione di numerose associazioni pubbliche e private, che hanno creato una vera e propria sinergia con il mondo dello spettacolo, del cinema e del teatro. Il "censimento" e la "mappatura" dei tesori appartenuti alla moda del passato è stata infatti possibile grazie allo sforzo di grandi atelier ma anche di sartorie cine-teatrali oltre che di tanti costumisti. In programma durante l’incontro uno dei tanti eventi legati alla settimana dell’alta moda romana AltaRomAltaModa anche la proiezione di filmati di repertorio dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce. (9Colonne)
27 Gen, 2010
(Alessandra Scotacci) - Torna di scena "Mi Milano Prêt à Porter". Il prestigioso salone della moda femminile dà appuntamento agli addetti ai lavori - aziende, stilisti e buyer - dal 26 febbraio al 1 marzo 2010. Per scoprire, con un anno di anticipo, tutte le novità delle collezioni del ready-to-wear: dall’abbigliamento in maglia a quello in pelle, dai vestiti da sposa al denim, dall’intimo alla moda mare. Dopo anni di successi con "Milano Vende Moda", lo scorso settembre la manifestazione ha cambiato pelle: nuovo nome e soprattutto nuovo format, che ha registrato la partecipazione di 77 Paesi, un boom di visitatori e un aumento del 10% di buyer (7.700, di cui il 22% dall’estero) rispetto alle edizioni precedenti. Segnali incoraggianti dopo la pesante crisi economica che si è abbattuta sui mercati mondiali: la nostra moda si è rimboccata le maniche e ha scommesso sul made in Italy e sulla qualità dei prodotti che da sempre ci contraddistingue all’estero. Anche in questa occasione il capoluogo lombardo mette a disposizione gli spazi di Fieramilanocity, una delle strutture più all’avanguardia nel mondo, con un allestimento di impatto che sottolinea il forte legame della città con l’evento. "Tutti gli espositori che hanno creduto nel nostro progetto sono stati premiati in termini di visibilità e business" confermano gli organizzatori , che a settembre hanno accolto 200 collezioni "on show". Ben 87 i marchi new-entry dell’ultima edizione, tra cui Borsalino, Custo Barcelona by Brama Sportswear, Scervino Street e Vera Wang Lavender. Con un nutrito elenco di iniziative inedite e con l’ingresso di nuove aziende di primo piano, la kermesse milanese ambisce alla leadership nel settore. Merito anche dei sostanziosi investimenti sulla qualità dei servizi offerti, all’insegna dell’interazione fra moda, design, cibo e arte. Sempre attenta alle nuove leve dello stile, la fiera dà spazio ai talenti più promettenti della moda di domani - studenti italiani e stranieri, giovani stilisti e designer - e a numerosi artisti, tutti protagonisti con i loro lavori e la loro creatività. "Mi Milano Prêt à Porter" è il frutto del fronte comune creato assieme brand italiani per rispondere alle esigenze del mercato e si conferma una vetrina importante per rilanciare la qualità delle materie prime e della manifattura, della creatività dei nostri artigiani e della cura della confezione. Senza dimenticare la capacità di saper innovare, grande sfida da vincere all’inizio di ogni ciclo economico. (9Colonne)
18 Gen, 2010
(Alessandra Scotacci) - Gli Stati Uniti visti con gli occhi di Bruce Weber. Il grande fotografo di moda rende omaggio al genio e al carisma di artisti, registi, saggisti, poeti e intellettuali dell’America contemporanea con una splendida antologia giunta al suo nono volume, "All-American IX: A Perfect World". Per il suo ultimo "almanacco" a stelle e strisce on the-road, Weber ha scelto l’etoile della danza Carmen de Lavallade e il dissacrante
pittore Bill Morrow, l’esploratore e artista Frederick Samuel Dellenbaugh e le attrici Mae West ed Elsa Maxwell, inarrestabili pioniere alla conquista di Hollywood. Ma anche il reverendo Joseph Lowery, ministro della chiesa metodista e leader del movimento per i diritti civili americani che nel 2009 ha dato la sua benedizione a Barack Obama eletto 44esimo presidente degli Stati Uniti. Weber racconta un Paese di uomini e donne diventati icone del proprio tempo, dunque immortali. Proprio come la natura selvaggia e incontaminata del Big Sur, in California, e delle Everglades, nel sud della Florida. Paesaggi che il fotografo riesce a catturare in tutta la loro magnetica e struggente bellezza. Instancabile narratore per immagini, fin dagli anni Ottanta Weber ha sempre ritratto con una sensibilità attuale e penetrante l’America dei nostri giorni: sue alcune tra le più belle campagne pubblicitarie per brand internazionali come Calvin Klein, Pirelli, Gianni Versace e Ralph Lauren. Magnifici i suoi redazionali di moda per riviste patinate del calibro di Vogue, Elle, Rolling Stone e Vanity Fair. Al centro della sua ricerca il corpo umano, immortalato con quella fotografia "muscolare" che ha reso il suo stile unico e inconfondibile. Fotografie e parole, per un libro prezioso - 5mila in tutto le copie stampate dove trovano spazio anche i versi del poeta Richard Jones e gli estratti dal romanzo ‘My Antonia’ della scrittrice Willa Cather. "Volevo mettere assieme una serie di storie eclettiche e piene di ispirazione, di quelle che capita di sentire in un party a tarda notte", racconta Weber. Anche stavolta questo moderno poeta dell’obiettivo sembra aver vinto la sua scommessa. (9Colonne)
11 Gen, 2010
(Alessandra Scotacci) - La nuova musa Ferrè? Una donna dinamica, moderna e indiscutibilmente elegante. Come Dree Hemingway, la pronipote del leggendario Ernest che la maison milanese ha scelto per la sua campagna pubblicitaria primavera/estate 2010. Ventidue anni, californiana, ex ballerina, Dree vanta già un curriculum di tutto rispetto. La sua carriera sulle passerelle comincia nell’anonimato, senza sfruttare il suo celebre cognome. E’ solo dopo essersi imposta all’attenzione delle grandi griffe della moda che Dree decide di uscire allo scoperto. Immediatamente arruolata dalla famosa agenzia di modelle Elite, la giovane discendente di casa Hemingway conquista velocemente le più alte vette della moda, contesa dai magazine internazionali - Vogue Russia, Interview, Teen Vogue, Glamour, V Magazine - dai più popolari brand americani - Abercrombie & Fitch e Donna Karan - fino alle ambite sfilate parigine di Givenchy. Immortalata per Ferrè dal sofisticato obiettivo di Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadi, con la direzione artistica di Michael Amzalag e Mathias Augustyniak, Dree interpreta alla perfezione lo spirito e il gusto dello stilista scomparso nel 2007 a soli 63 anni. Gli scatti - rigorosamente in bianco e nero - restituiscono l’immagine di una donna forte e determinata, quasi scultorea negli abiti dal sapore futurista firmati da Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi. Immancabile nella scenografia l’omaggio all’architettura, primo grande amore di Gianfranco Ferrè e fil rouge di tutta la sua produzione di designer. Già considerata un’icona di stile, per la sua innata capacità di mescolare capi di alta moda a pezzi low-cost e vintage con grande gusto, Dree non è tuttavia la ragazza spensierata tutta feste e vita mondana. Oltre alla pesante eredità di ben due parenti morti suicidi - il mitico nonno e la zia Margaux - Dree, figlia a sua volta di una ex modella, è stata spesso al centro delle polemiche per la sua estrema magrezza. Spesso la pubblicazione delle sue foto, rubate alla vita privata, hanno fatto parlare di anoressia, peraltro mai confermata ufficialmente. Determinata a scalzare via una volta per tutte la temuta “maledizione degli Hemingway”, Dree si prepara a conquistare l’Italia. Da testimonial di Ferrè, che celebra “la natura libera e senza paura di una donna piena di femminilità” la sua missione non sarà poi così difficile. (9Colonne)
4 Gen, 2010
(Alessandra Scotacci) - Mila Schön torna a Trieste. Con una bella mostra, "Mila e la notte", che celebra il genio di questa carismatica stilista. Capace, con intelligenza e personalità, di imporre il made in Italy all’attenzione del pubblico internazionale della moda mentre esplodeva il boom economico. A un anno dalla sua scomparsa, la città rende omaggio anche alla "triestinità" di Mila Schön che, nata in Dalmazia, trascorse proprio a Trieste l’infanzia e la giovinezza. La riapertura dopo la pausa delle festività natalizie conferma il successo dell’iniziativa: dall’inaugurazione, lo scorso 19 dicembre, sono già più di 1.200 i visitatori molti triestini ma anche numerosi turisti - che hanno fatto tappa alla storica ex Peschiera Centrale. Per ammirare 63 tra i più preziosi abiti firmati dalla designer negli anni della sua feconda creatività. Il Salone degli Incanti è la location perfetta per i ricami, le perline, le paillettes e gli strass degli splendidi pezzi esposti, gelosamente custoditi dall’archivio Mila Schön e dal figlio della stilista, Giorgio. Si comincia con i colori sgargianti dei ricchi caftatani decorati, immancabili negli armadi delle signore negli anni Sessanta. Splendidi quelli indossati da Lee Radziwill e Marella Caracciolo Agnelli per il leggendario ‘Black and White Ball’, organizzato da Truman Capote all’Hotel Plaza di New York nel 1966. Non è un caso che queste due note dame dell’alta società, affezionate clienti della maison, siano state elette rispettivamente al primo e al terzo posto dell’ambita ‘Best Dressed List’ stilata dalla rivista statunitense "Women’s Wear Daily". Il percorso espositivo prosegue tra le volumetrie degli abiti dei primi anni Novanta, omaggio a Balenciaga, fino ai costumi-gioiello per il bagno di mezzanotte, che Mila presentò a Capri nel 1968. E ancora gli abiti indossati dalle nostre dive dell’epoca tra le tante Milva, Sylva Koscina, Virna Lisi e le creazioni ispirate agli artisti contemporanei, da Lucio Fontana a Kenneth Noland passando per Alexander Calder. Le curatrici dell’evento, Michela Messina e Lorenza Resciniti, non potevano non volgere lo sguardo all’oriente, che su Mila Schön ha sempre esercitato un fascino ancestrale. Ecco i capi della collezione "Persepolis" per le celebrazioni dei 2500 anni dalla fondazione dell’impero persiano, che si svolsero a Teheran nel 1971 e quelli dedicati all’Asia per la sfilata inaugurale dei Mondiali di calcio ‘Italia ’90’. La favola griffata Schön si chiude idealmente con New York con le due collezioni ispirate alla Grande Mela: "Manhattan" del 1983, col suo inconfondibile skyline nero di grattacieli, e "Tiffany" del 1990-1991, con i ricami luccicanti che richiamano i tipici vetri multicolor dell’artista newyorchese Louis Comfort Tiffany. L’esposizione, visitabile fino al 18 aprile 2010, dedica anche un piccolo "cammeo" alla figura di Nino Nutrizio, fratello della stilista e primo direttore del quotidiano milanese ‘La Notte’. "Quello di Mila è minimalismo senza privazioni, lusso senza sovrabbondanza, citazioni artistiche da intuire, suggerite piuttosto che proclamate scrive Arianna Boria nel catalogo della mostra -. Mila Schön era qualità dei materiali, tecnica di lavorazione, senso del taglio ‘architettonico’ dell’abito". (9Colonne)