Archive for Novembre, 2009

GLI ABITI DI AUDREY HEPBURN ALL’ASTA PER I BAMBINI

(Alessandra Scotacci) - Icone di stile si nasce o si diventa? Quando si parla di Audrey Hepburn, che l’attitudine all’eleganza l’ha sempre avuta nel sangue, la risposta è scontata. Perché col suo stile semplice e senza tempo, pieno di charme e di carisma, questa star del cinema internazionale ha riscritto le regole del look degli anni Cinquanta e Sessanta. Complici anche alcuni tra i più grandi stilisti di sempre, che hanno creato per lei abiti diventati negli anni preziosi capolavori della storia della moda recente. Alcuni tra i più belli saranno battuti all’asta il prossimo 8 dicembre a Londra. Scopo dell’iniziativa: devolvere il 50 per cento delle vendite alla Audrey Hepburn Children’s Fund e all’Unicef, che ha sempre sostenuto l’attrice nel suo impegno a favore dei bambini più sfortunati. Trentasei in tutto i capi che saranno protagonisti dell’evento, firmati dai couturier più in voga tra il 1953 e la fine degli anni Sessanta: da Valentino a Elizabeth Arden, senza ovviamente dimenticare monsieur Hubert de Givenchy, che della diva hollywoodiana era in assoluto il designer preferito. Fu proprio lui a disegnare l’indimenticabile abito di seta nera a palloncino che Audrey indossò nella commedia "Insieme a Parigi" (1964) e quello da cocktail in pizzo che invece sfoggiò per "Come rubare un milione di dollari e vivere felici" (1966). Tra i pezzi forti dell’asta il meraviglioso abito da sposa in satin color avorio che le sorelle Fontana disegnarono per l’attrice in occasione delle nozze con lord James Hanson. Era il 1952 quando la signorina Hepburn, nella capitale per girare l’indimenticabile "Vacanze Romane", incontrò Zoe, Micol e Giovanna. Tre stiliste all’avanguardia, contese dalle donne più eleganti del mondo, le prime ad aver lanciato l’alta moda italiana sul mercato internazionale. Fu amore a prima vista, tanto che la 23enne stella del grande schermo non esitò di ingaggiarle per quello che sperava sarebbe stato l’abito più importante della sua vita. "Audrey pretese la massima discrezione e fece moltissime prove" hanno raccontato le sorelle dopo le nozze. Fu proprio la sposa a voler donare il suo abito a una giovane ragazza che lo avrebbe indossato per il suo stesso matrimonio. Conservandolo – intatto, ancora avvolto nella carta originale – fino al 2002, quando l’ultima superstite della dinastia Fontana lo scovò per una retrospettiva. Difficile prevedere a quanto ammonterà il ricavato della vendita benefica: gli organizzatori sperano di superare le 100 mila sterline. E l’occasione è più unica che rara per i fan che avranno la fortuna di portarsi a casa un pizzico dello charme griffato Hepburn. (9Colonne)

KATE MOSS, DA TOP MODEL A SUPER IMPRENDITRICE

(Alessandra Scotacci) - Kate Moss rilancia il vintage. Non lasciatevi ingannare dal suo aspetto fragile e svagato. Quella della famosa supermodella inglese è l’anima di un’imprenditrice ambiziosa e determinata, ormai ai vertici di un vero e proprio impero economico che per ora non dà segni di cedimento. Col suo nome - oggi sinonimo di uno stile moderno ma personalissimo, anticonvenzionale eppure assolutamente inconfondibile - la ribelle Kate delle feste e della cocaina, degli eccessi e delle provocazioni, firma da tempo diverse linee di abiti, accessori, prodotti per i capelli e fragranze. Che vanno a ruba non solo in Inghilterra ma anche in tutto il resto del mondo. Il suo merito? Essere riuscita a trasformare il fiuto innato da trend-setter in un business milionario. Per questo la stella della teen-ager scoperta e lanciata vent’anni fa da Kalvin Klein continua a brillare. Nonostante l’agguerritissima concorrenza di tante nuove leve delle passerelle: valchirie bionde e altissime dell’Est Europa, pronte a tutto (o quasi) pur di conquistare una copertina dei magazine di moda che contano. Kate però lo sa bene: gambe lunghe e flessuose e occhi da cerbiatto non bastano a restare in vetta. Servono grinta e determinazione, carisma e personalità, ma soprattutto la capacità di sapersi reinventare al momento giusto. Per questo - con un occhio sempre vigile sul mondo della moda, attenta a non mancare agli eventi davvero esclusivi e senza mai rinunciare a quel pizzico di trasgressione che ha reso le top model un po’ più umane e accessibili da quando c’è lei in circolazione - l’ormai navigata ed esperta signora Moss tira dritto per la sua nuova strada di businesswoman. E lancia la sua nuova scommessa: “Vintage”, il suo ultimo profumo. Un tuffo in quell’eleganza del passato, sofisticata e un po’ malinconica, opportunamente rispolverata per sedurre le appassionate di moda di ieri e di oggi. “Voglio scoprire cosa c’è dietro le scene, e come fare successo in questo settore dell’industria” spiega la modella in occasione del lancio della sua fragranza nell’hotel più dichiaratamente Art Decò di Londra, il leggendario Claridge’s.

“Vintage” è la terza essenza della super-top: la prima, che portava il suo nome, ha debuttato nel 2007 e la seconda, “Velvet Hour”, l’anno successivo.

L’impresa promette bene: Stephen Mormoris, vice presidente del colosso francese dei profumi Coty, che detiene la licenza delle fragranze griffate Moss, conferma quanto Kate sia un’imprenditrice attenta e scrupolosa, che sceglie con cura le sue mosse e studia la strategia delle vendite. Le sue al momento ammontano a 100 milioni di dollari annui. Niente male per una giovane donna che certo non è un’esperta di economia e finanza. “Ho fatto la modella per 20 anni, 6 dei quali passati sulla poltrona dei truccatori” ricorda Kate, che stando alle indiscrezioni potrebbe presto lanciarsi anche alla conquista del mercato legato al make-up. Nel frattempo si "accontenta" di essere contesa dai più prestigiosi stilisti internazionali: il suo volto nelle campagne pubblicitarie è un investimento che finisce sempre col ripagare i suoi lauti cachet. “Sfilo ancora e mi diverto. Ma lavorare sul processo creativo mi interessa molto, perché significa fare quello che davvero mi piace", assicura la musa della moda mondiale. Moss non ha dubbi: è il momento del vintage. Agli inizi del 2010 la sua nuova creazione approderà in Medioriente, in Asia, in America Latina e in Australia. “Pensiamo che Vintage sarà la migliore delle fragranze di Kate, perché incarna la sua parte più vera" annuncia Mormoris, che per il primo anno di vendite prevede incassi attorno ai 40 milioni di dollari in tutto il mondo.

L’amore per il vintage? Bisogna tornare indietro nel tempo, quando Kate era una ragazzina. E oggi ricorda: “Certo non potevo permettermi gli abiti firmati nuovi, quindi li compravo di seconda mano”. A distanza di tempo, e con ben altri budget da dedicare al suo look, la top è diventata una vera e propria collezionista: tra i pezzi più preziosi del suo guardaroba ci sono anche abiti di Madame Grés e capi degli anni Trenta. “Quando ero giovane non si chiamavano vintage, ma ‘di seconda mano’". Vintage non deluderà i cultori della materia, a partire dal flacone: una splendida bottiglia progettata da Lutz Herrmann. Che ha scelto un motivo di riquadri concentrici tipici del gusto Decò, esaltati dal colore fumè del vetro. “L’immaginario è moderno ma ha allo stesso tempo un sapore antico" rivela Kate parlando della campagna pubblicitaria scattata da Mert Alas e Marcus Piggott. La modella è immortalata mentre abbraccia una grande bottiglia del suo profumo, avvolta da una morbida camicia chiara e splendidi orecchini pendenti, rigorosamente vintage. Proprio come il richiamo fiorito e fruttato della fragranza, tra pepe nero, fresia e mandarino, eliotropo, mandorla e vaniglia. Gli ingredienti perfetti per evocare tutto il fascino e il mistero delle icone di stile, proprio come Kate. (9Colonne)

DYSFASHIONAL, QUANDO LA MODA CELEBRA LA CREATIVITA’

(Alessandra Scotacci) - Chi ancora pensa che la moda sia solo vacuità e frivolezza si sbaglia di grosso, parola di "Dysfashional". Dopo due celebrate tappe, nel 2007 in Lussemburgo per festeggiare la Capitale della Cultura e l’anno successivo in Svizzera al Museo del Design e delle Arti contemporanee applicate di Losanna, la mostra si è rimessa in viaggio tra Parigi e Berlino piena di novità e cambiamenti. Ma ancora con la voglia di raccontare tutta la ricchezza, il mistero, la magia che continua a dare linfa a questo mondo. Niente abiti, borse, scarpe o accessori. Al Passage du Désir di Parigi, dal 30 ottobre al 29 novembre 2009, e alla Haus der Kulturen der Welt di Berlino, dal 18 giugno al 18 luglio 2010, sarà di scena l’immaginario, il processo creativo di alcuni tra i più raffinati e colti stilisti internazionali. Da Hussein Chalayan a Martin Margiela, da Antonio Marras a Bernhard Willhelm, da Pierre Hardy a Michael Sontag. Che, scegliendo le forme espressive a loro più affini, hanno raccontato tutto ciò che ruota attorno a un "semplice" abito. Prima, durante e dopo la sua ideazione. L’operazione è squisitamente intellettuale, ma il risultato e quanto mai concreto e tangibile. Ogni fotografia, ogni disegno, ogni installazione, ogni collage, ogni video, ogni quadro aprono inaspettati squarci nell’affascinante universo creativo di questi che sono veri e propri artisti prestati alla moda. E che non hanno avuto paura di osservare il loro stesso mondo nella sua dimensione "disfunzionale", attraverso tutti quegli elementi più profondamente legati al loro background emotivo, artistico e culturale, che in qualche modo "resistono" al tempo che passa e non si fanno ingabbiare dai trend, dalle definizioni, dai cliché di una stagione.

Da non perdere P.s: una sezione di video di danza in cui coreografi di tutto il mondo hanno voluto mettere in scena il rapporto tra abiti e postura. Le performance diventano così un’occasione per toccare con mano come l’abbigliamento modifichi la forma del nostro corpo, determini la nostra gestualità e definisca la nostra stessa identità, in uno scambio costante. A completare il percorso dell’esibizione "Parasite", una sorta di spazio ibrido, a metà tra la boutique e la galleria, dedicato agli artisti emergenti e ai designer che hanno voluto esplorare i confini della moda contemporanea. Per respirare tutta l’energia dei nuovi talenti del fashion-business che verrà e, perché no, acquistare anche le loro creazioni. Dysfashional non è solo un barometro per la sperimentazione tra arte e cultura, ma anche un ponte tra Parigi e Berlino, due tra le più moderne e feconde capitali della moda di oggi e di domani. Non resta che sperare che questo viaggio continui. (9Colonne)