Archive for Ottobre, 2009

ARMANI NELLA RUSSIA DEGLI ZAR

(Alessandra Scotacci) - Chissà cosa metterà in valigia Giorgio Armani per il suo imminente viaggio in Russia. Lo stilista milanese, apprezzato ambasciatore del made in Italy in tutto il mondo, si prepara a una settimana di eventi e festeggiamenti che vedranno protagonista il suo marchio nelle location più "in" di Mosca e dintorni. Questa sera, lunedì 27 ottobre, la capitale russa celebrerà il suo successo con un atteso cocktail party allestito negli spazi dei grandi magazzini GUM, costruiti alla fine dell’Ottocento dall’architetto russo Aleksandr Pomerancev. E’ proprio in questo "tempio" delle griffe internazionali, per decenni simbolo del consumismo "sovietico", che Re Giorgio ha deciso di aprire un anno fa la sua prima boutique Emporio Armani. Per festeggiare il successo dello store al party seguirà una sfilata con i capi uomo e donna della famosa linea giovane firmata dal designer per l’autunno/inverno 2009-2010. Mercoledì 29 ottobre sarà invece la volta delle creazioni Giorgio Armani sempre per l’imminente inverno, in passerella assieme a una selezione dei più raffinati e sofisticati abiti della collezione Giorgio Armani Privé, molto apprezzati dalle star del cinema sul red carpet degli Oscar, e non solo. A ospitare l’evento il rinomato villaggio del lusso Barvikha, a qualche chilometro da Mosca. "L’ultima volta che sono stato a Mosca era il 2002 e mi è sembrata una città piena di incredibile energia. Sono molto contento di tornarci e rivivere questo luogo così ricco di cultura, perfetta combinazione di tradizione e modernità, in continua evoluzione. Sono anche convinto che nonostante gli effetti della crisi economica, Mosca tornerà ad avere la stessa energia di allora. Credo che la Russia sia molto importante nel panorama della moda mondiale: il mio costante impegno con tante iniziative in questo Paese e la mia visita a Mosca lo dimostrano". (9Colonne)

RIVIVE A ROMA IL MITO DI GRACE KELLY

(Alessandra Scotacci) - Non poteva che essere Roma, la città eterna, a ospitare "Gli anni di Grace Kelly. Principessa di Monaco". Una mostra piena di ricordi e di charme, per rivivere il mito immortale di una delle attrici più amate di Hollywood diventata una delle principesse più ammirate della storia. "Un’icona femminile del XX secolo - spiega il curatore Frédéric Mitterrand - alla pari di Marylin Monroe, Jacqueline Kennedy e Audrey Hepburn". Nata a Philadelphia, Grace si lancia nel mondo del cinema a soli 22 anni, nonostante l’opposizione della famiglia, borghese e molto cattolica. E’ il maestro del giallo Alfred Hitchcock in persona a scoprirne la bellezza e il talento, scritturandola per il primo di una serie di film che hanno fatto storia: "Il delitto perfetto" del 1954. Seguiranno "La finestra sul cortile" e "Caccia al ladro", quest’ultimo girato proprio nel Principato di Monaco dove Grace, già premiata con l’Oscar nel 1955 per "La ragazza di campagna", avrebbe conosciuto il suo futuro marito, il principe Ranieri. Dopo la grande svolta del cinema, quando era ancora una ragazza, l’affascinante attrice – corteggiatissima e ammiratissima - si prepara a voltare pagina ancora una volta: nel 1956 sposa il suo principe e dice addio al grande schermo per dedicarsi ai suoi sudditi e alla famiglia. E’ questa doppia faccia di Grace Kelly, diva e principessa, che la mostra allestita nelle sale della Fondazione Memmo riesce a raccontare. Grazie a scatti ufficiali e "rubati", abiti da sera, gioielli e oggetti privati di una donna molto "pubblica" ma allo stesso tempo anche molto riservata, un’icona cristallizzata da una morte prematura, dopo un tragico incidente stradale avvenuto il 14 settembre del 1982. Eccola star fotografata con Audrey Hepburn alla presentazione della ventottesima edizione dell’Annual Academy Awards nel 1956 e, quasi irreale, nelle locandine dei suoi film più celebri. Ecco la statuetta dell’ambito premio Oscar e il sofisticato abito indossato per la sera della premiazione. Ancora foto con leggende del cinema come Gary Cooper, Cary Grant, James Stewart e Glark Gable ma anche immagini della sua vita privata, ancora bambina al mare con le sorelle, in bicicletta, appena adolescente e poi con i figli, Alberto, Caroline e Stephanie. Non poteva mancare il prezioso abito da sposa che la diva di Hollywood - ribattezzata "ghiaccio bollente" dallo stesso Hitchcock per la sua algida sensualità - indossò il giorno del suo matrimonio, il 16 aprile 1956. Le sue furono definite le nozze del secolo, seguite in mondovisione da milioni di telespettatori.

Anche da principessa, Grace non ha mai rinunciato al suo stile, fatto di dettagli preziosi, di un amore viscerale per la grande moda francese e per gli accessori. Non è un caso che la maison Hermès le abbia addirittura dedicato una borsa, la celebre "Kelly", quintessenza dell’eleganza e del glamour, ambita dai cultori della moda di tutto il mondo. La lista di attesa per averne una non fa desistere i clienti della casa parigina, che non si lasciano scoraggiare neanche dai prezzi esorbitanti raggiunti da quello che è diventato ormai un vero e proprio oggetto di culto. Splendidi anche gli abiti da sera che la principessa ha indossato in tante occasioni mondane: spicca quello firmato Dior in mussola di seta, davvero regale con il suo mantello in lamè rosso e oro. “La principessa Grace ci ha lasciato l’immagine di un’eleganza inalterabile. Si può non aver visto nessuno dei suoi film, non avere mai visitato il Principato Monaco, questa immagine resta presente nella mente di tutti come una risposta necessaria alla durezza del mondo in cui viviamo" ricorda Mitterrand. Per il curatore quella di Grace è l’eleganza "di una ragazza ricca di Filadelfia che incarnava il sogno americano; eleganza della debuttante delle riviste sofisticate e delle commedie sentimentali che esprimevano l’ottimismo dell’immediato dopoguerra; eleganza del glamour hollywoodiano in technicolor, eleganza della donna innamorata che sceglie liberamente di cambiare il corso della sua esistenza, eleganza di una principessa appartenente ad una delle più antiche dinastie d’Europa, eleganza, di una madre irremovibile e di una sovrana che si dispensa efficacemente e senza riserve per i suoi, eleganza di un riserbo sorridente che affascinava i media e di uno stile di vita ipersensibile e poetico che conservava una parte di mistero, eleganza di una bellezza preservata dal perdurare di un fascino giovanile, eleganza di un’epoca della quale fu la passeggera e di cui tutti proviamo nostalgia". Per rivivere il glamour, la spensieratezza, il fascino di quegli anni sognanti e il mito di una delle più belle e carismatiche attrici di Hollywood, c’è tempo fino al prossimo 28 febbraio. (9Colonne)

LA PRIMA LINEA DI BARBIE NERE

(Alessandra Scotacci) - Black power, è l’ora della riscossa. Nel giorno in cui l’America – e non solo – festeggia il premio Nobel per la Pace al presidente Barack Obama per "aver dato speranza di un futuro migliore", la Mattel lancia ufficialmente la sua nuova linea di Barbie afro. Che alle "colleghe" bionde e con gli occhi azzurri non hanno proprio nulla da invidiare. E, anzi, rispondono con labbra turgide, zigomi alti e naso pronunciato. Sfatato anche il tabù dei capelli crespi, che da sempre mettono a dura prova la pazienza – e il phon – delle ragazze di colore: le nuove Barbie sfoggiano criniere leonine di tutto rispetto. A ribadire che i capelli lisci sono ormai demodé. Impossibile non collegare l’iniziativa del colosso mondiale dei giocattoli alla crescente popolarità non solo del presidente Usa, ma anche della sua carismatica moglie Michelle. Che ha avuto il coraggio di posare per la copertina di Vogue sfidando uno dei tabù che nessun’altra first lady aveva osato infrangere: posare con un tubino senza maniche. Per lei non una missione impossibile: la sua passione per i bicipiti tonici - temprati con intensi esercizi in tempi non sospetti - è stata ampiamente documentata dai media di tutto il mondo. A onor del vero va detto che quella della Barbie di colore non è una novità assoluta: già negli anni Sessanta la beniamina della Mattel annoverava tra le sue tante amiche Christie, ovvero il suo alter-ego dalla pelle scura. Che però, con la sua fisionomia troppo occidentale (a cominciare dai capelli lisci) non è mai diventata una vera e propria icona per le bambine afroamericane. Così come la sua "discendente" replicata negli anni Ottanta senza successo. Nel 2009 le cose sono decisamente cambiate: la Barbie di colore vanta una linea tutta sua dal nome "So in style" che un mese fa ha fatto il suo debutto nei negozi degli Stati Uniti. Con le loro diverse personalità e i look all’ultima moda, Grace, Kara e Trichelle hanno subito conquistato il cuore di moltissime fan. Stesso successo per le loro sorelle minori, Courtney, Janessa e Kianna, che tanto ricordano la famosa Skipper approdata sul mercato internazionale nel 1964. Non stupisce che dietro alle nuove star della Mattel ci sia una donna di colore, Stacey McBride-Irby, mamma di una bimba di sei anni. "Desideravo creare una linea di bambole che finalmente somigliassero alle ragazzine afro-americane, in modo che si potessero ispirare a loro e ai loro obiettivi di bellezza e di vita e professionali – ha spiegato -. Ad esempio, Kara è appassionata di matematica e di musica. Il messaggio che volevo dare è che anche nero è bello". Bello, certo, ma non tutto uguale. Per 31 dollari le bambine di tutto il mondo potranno infatti scegliere tra tre diverse carnagioni: marrone chiaro, cioccolato e un sensuale color caramello. (9Colonne)

MARGIELA, SFILATA SENZ’ANIMA PRIMA DELL’ADDIO

(Alessandra Scotacci) - Cosa sarà mai successo a Martin Margiela? Dopo mesi di indiscrezioni sul conto del misterioso stilista belga, il marchio che porta il suo nome – controllato dall’italiano Renzo Rosso di Diesel, che nel 2002 ha acquistato una quota di maggioranza – ha ufficialmente confermato che ci saranno presto importanti cambiamenti. Alle voci che vorrebbero il conterraneo Haider Ackermann al timone della maison dopo il grande maestro, lo stesso Rosso ha risposto annunciando una vera e propria rivoluzione che lascerebbe pensare a un team nuovo di zecca. "Martin non resterà ancora a lungo – ha spiegato l’imprenditore triestino – E’ qui ma allo stesso tempo non c’è. Abbiamo un nuovo gruppo di designer freschi. Ci stiamo concentrando su un’energia giovane e concreta per il futuro. Questo sarà davvero Margiela entro il 2015". Nel frattempo gli addetti ai lavori – e non solo – si interrogano sull’ultima collezione della maison appena presentata a Parigi. La sfilata Margiela, fino a qualche tempo fa assolutamente imperdibile e spesso osannata dalle recensioni internazionali, ha lasciato tutti a dir poco interdetti.

Ben lontani dalla provocazione, dal genio, dall’innovazione che hanno sempre contraddistinto le creazioni della casa di moda più intellettuale del mondo, i look in passerella per la prossima primavera-estate sono sembrati un esercizio di stile fine a se stesso. Completamente svuotato dall’innato spirito di rottura grazie al quale Margiela si è imposto all’attenzione dei media, che lo amassero oppure no.

Sempre affascinato dai materiali alternativi, Martin si è cimentato stavolta con la carta e la pellicola sintetica, declinandole secondo l’estetica tipica del brand: proporzioni spiazzanti, colori neutri alternati a tinte forti e accessori decontestualizzati. Stavolta, però, la magia non è riuscita: i tagli non erano innovativi, ma solo sgraziati; le nuances quasi banali e gli accessori – dai sacchetti vuoti avvinghiati alla cintura alle catene trascinate senza troppa convinzione dalle modelle – privi di personalità.

Le virtuose pieghe, i drappeggi e le pences disegnati sula carta non sono riusciti a emozionare, così come i vistosi stivali, inguinali o malamente accasciati attorno ai polpacci. Le stampe dal gusto tropicale non hanno fatto sorridere – forse avranno più successo sulle borse da spiaggia che si sono intraviste tra un’uscita e l’altra - e le mannequins imbronciate e spettinate non hanno trasmesso emozione alcuna. Tutto evocava qualcosa di già visto, già fotografato e recensito. I maliziosi potrebbero ipotizzare che quella del marchio sia stata l’ennesima provocazione studiata a tavolino per fini commerciali. Non a caso - nota il sito web di Vogue - ad applaudire lo show in prima fila c’era la cantante Rihanna, che della provocazione nel look – dalle calzature ai capelli, dal trucco alla manicure - ha fatto il suo passepartout per il gotha del pop. Eppure chi conosce bene Margiela non può non leggere in questa sfilata una sorta di involuzione, che prelude, appunto, all’addio del suo guru. Non resta che attendere. E augurare alla maison e al suo direttore artistico di ritrovare l’inconfondibile verve. A costo di un doloroso addio.

(9Colonne)