Archive for Agosto, 2009

I SEGRETI DI VOGUE AMERICA SUL GRANDE SCHERMO

(Alessandra Scotacci) - Il prossimo numero di Vogue America? Tantissima moda, imperdibili anticipazioni per il prossimo autunno-inverno, splendide fotografie e, ovviamente, il tocco della sua autorevole direttrice Anna Wintour. Che, difesa dal suo iconico caschetto e dagli immancabili occhiali scuri da diva, approderà presto sul grande schermo con "The september issue". Ovvero il primo documentario ufficiale sul dietro-le-quinte della celebre rivista di moda a stelle e strisce. Per raccontare al grande pubblico ogni istante degli otto frenetici mesi di lavoro necessari per realizzare il più atteso dei numeri di Vogue di tutto l’anno. E, neanche a dirlo, i segreti della donna più temuta dagli stilisti dell’intero pianeta. Che stando al regista del film R. J. Cutler - eccezionalmente ammesso alla corte della Condè Nast di Times Square, a New York – non è poi tanto diversa dalla furastica protagonista de "Il diavolo veste Prada" magistralmente interpretata da Meryl Streep nel 2003. Glaciale, determinata, esigente oltre ogni umana comprensione, Anna Wintour è approdata a Vogue giovanissima, ma già decisa a prendere il posto dell’allora direttrice, la leggendaria Diana Vreeland. Il suo sogno è diventato realtà nel 1988 e da allora nessuno è mai riuscito a spodestarla, almeno per ora. Con il passare degli anni la fama di questa coriacea giornalista britannica è cresciuta di pari passo col suo potere: pare che il suo stipendio si attesti attorno ai 2 milioni di dollari l’anno oltre, naturalmente, a un cospicuo budget per l’acquisto di abiti e accessori e a un autista privato sempre a disposizione. A fronte di una personalità a dir poco difficile – temprata, si dice, a suon di cappuccini bollenti come unico pasto della giornata – la signora Wintour ha però dimostrato anche un fiuto infallibile: a lei si deve la scoperta di talentuosi designer come John Galliano e Marc Jacobs e di top model del calibro di Maria Carla Boscono e Gemma Ward. "E’ capace di essere assolutamente terrificante" dice di lei il regista della pellicola, che l’ha potuta osservare come pochi altri. Assieme ai suoi collaboratori storici: André Leon Talley, eccentrico editorialista e presenza fissa (ovviamente in prima fila) di tutte le sfilate che contano e Grace Coddington, direttore creativo di lungo corso dall’inconfondibile chioma rosso fuoco. "Ho cominciato a lavorare a Vogue America lo stesso giorno di Anna – racconta ironicamente Grace durante le riprese -. Penso che ormai ci conosciamo molto bene: lei sa che io sono ostinata e io so che lei è ostinata. Io capisco quando smettere di farle pressioni, lei invece questo ancora non lo capisce". Da grande esperta di comunicazione ciò che invece Anne Wintour capisce bene è l’importanza dell’immagine, che nel suo caso non gode di grandi simpatie tra gli addetti ai lavori. Concedere a Cutler e alla sua telecamera di muoversi tra i corridoi della redazione, sul set dei servizi fotografici, nelle sale riunioni e perfino nella sua casa è stata una mossa a sorpresa. Forse per tentare di diventare più simpatica e umana agli occhi dei suoi lettori e di far dimenticare i rumors secondo i quali rischia di essere rimpiazzata da Corinne

Roitfeld, affascinante e raffinata direttrice di Vogue Francia.

Firmata Wintour anche l’idea di strutturare l’elaborazione del numero di settembre di Vogue come un film vero e proprio. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival – con tanto di premio come miglior documentario - e pronto a debuttare nei cinema statunitensi il prossimo 11 settembre. "Sono certo che Anna avrebbe desiderato decidere ogni dettaglio perché le piace controllare ogni cosa – ammette il regista -. Ma sono altrettanto certo che il film le piaccia. E’ perfino venuta al Sundance per promuoverlo!". In attesa dell’uscita nelle sale italiane, i cultori della materia possono gustarsi in internet una brillante anticipazione del documentario. Decisamente più efficace di mille parole. (9Colonne)

I GIOIELLI DI CARTA BRILLANO ALLA TRIENNALE DI MILANO

(Alessandra Scotacci) - La Triennale di Milano riscrive le regole della gioielleria. E dimostra che, nelle sapienti mani degli artisti, anche la carta può diventare preziosa come l’oro e le gemme. Lo sanno bene Alba Cappellieri e Bianca Cappello, curatrici della mostra "Gioielli di carta" in programma nel capoluogo lombardo dal 16 settembre al 25 ottobre. Ovvero la più completa rassegna mai dedicata al gioiello di carta attraverso i progetti di sessanta designer provenienti da tutto il mondo, dall’Australia alla Finlandia, dal Giappone all’Olanda, dalla Turchia alla Polonia. Piegata, ricamata, intrecciata, cucita, spugnata, plissettata, fustellata, riciclata, incollata, acquerellata, la carta rivela tutta la sua poliedricità e sorprende con le sue mille declinazioni. Diventa rarefatta negli origami di Nobuko Murakami, elegante nei plissé di Janna Syvanoja o nelle gorgiere dell’olandese Nel Linnsen, geometrica nelle strutture di Sandra di Giacinto e materica grazie alle texture di Ritsuko Ogura. Impossibile non riflettere sul concetto di preziosità: non sono più i metalli e le pietre a rendere unici i pezzi esposti ma l’idea stessa, che rappresenta il filo conduttore di tutta la mostra.

Con la sua versatilità la carta si presta a orizzonti progettuali nuovi e solitamente distanti dal mondo del gioiello e degli accessori di moda, all’insegna della sostenibilità e dell’ecologia, esplorando linguaggi e temi trasversali come l’ornamento, il colore, la forma, la superficie. Tra i creativi protagonisti dell’evento anche sei designer di arredamento, che hanno realizzato i loro gioielli di carta appositamente: Matteo Bazzicalupo e Raffaella Mangiarotti di deepdesign, Marco Ferreri, Miriam Mirri, Marco Romanelli con Marta Laudan e Paolo Ulian. Assieme a loro anche gli studenti del Politecnico di Milano, dell’Accademia di Brera e dell’Accademia di Belle Arti di Firenze con le loro creazioni. Tutte, rigorosamente, nel segno dell’"ecologically correct". (9Colonne)